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CUSTODIRE IL BUON SEME

  • 19 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Un saluto ed un augurio di Pace!


Cari amici, il Vangelo di questa XVI domenica del Tempo Ordinario ci presenta tre immagini semplici, tratte dalla vita quotidiana, attraverso le quali Gesù ci aiuta a comprendere il mistero del Regno di Dio: il buon grano che cresce insieme alla zizzania, il piccolo granello di senape che diventa un albero e il lievito che, nascosto nella farina, fa fermentare tutta la pasta.

La parabola più ampia è quella del buon grano e della zizzania. Un uomo semina nel suo campo del buon seme, ma durante la notte un nemico vi sparge la zizzania. Quando le piante cominciano a crescere, i servi si accorgono della presenza dell’erba cattiva e chiedono al padrone il permesso di strapparla. La sua risposta sorprende: «Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura».

Non si tratta di indifferenza di fronte al male, né dell’invito a rassegnarsi alla sua presenza. Gesù ci mette piuttosto in guardia dalla fretta con cui spesso pretendiamo di giudicare, separare e condannare. I servi vorrebbero intervenire immediatamente, ma il padrone sa che, tentando di estirpare la zizzania, potrebbero sradicare anche il grano. Il suo sguardo è più profondo, paziente e lungimirante.

Questa pazienza trova una luce particolare nella prima lettura, tratta dal libro della Sapienza. Dio manifesta la sua forza non attraverso la durezza o l’arbitrio, ma mediante la mitezza e la misericordia. Proprio perché è potente, Egli giudica con moderazione e governa con indulgenza. Il suo modo di agire insegna anche a noi che il giusto deve amare gli uomini e ci dona la speranza che, dopo il peccato, sia sempre possibile il pentimento.

Dio non confonde il bene con il male, ma concede tempo alla conversione. Non spezza immediatamente ciò che appare fragile, non considera nessuno definitivamente perduto e non riduce una persona ai suoi errori. Sa attendere perché conosce il cuore e vede ciò che noi non siamo ancora capaci di riconoscere. La parabola parla anzitutto della storia del mondo, nella quale il bene e il male continuano a intrecciarsi. Ma parla anche del campo più vicino e più difficile da osservare: il nostro cuore. In ciascuno di noi crescono buon grano e zizzania. Ci sono gesti generosi e chiusure, desiderio di amare ed egoismo, fiducia e paura, disponibilità e resistenze. Sarebbe facile immaginare che il male sia sempre negli altri e che noi apparteniamo senza esitazione al gruppo dei buoni. Gesù, invece, ci invita a riconoscere con umiltà che il primo campo da custodire e convertire è la nostra vita. Non dobbiamo però scoraggiarci davanti alle nostre fragilità. San Paolo, nella seconda lettura, ci ricorda che «lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza». Anche quando non sappiamo pregare, quando non riusciamo a comprendere ciò che accade dentro di noi o quando ci sembra di non riuscire a cambiare, lo Spirito Santo opera in profondità e intercede per noi. La vita cristiana è apertura fiduciosa all’azione paziente di Dio.

Accanto alla parabola della zizzania, Gesù presenta le immagini del granello di senape e del lievito. Il Regno di Dio non sempre si manifesta attraverso avvenimenti straordinari. Spesso comincia da ciò che è piccolo, quasi invisibile: una parola buona, una riconciliazione, una visita, un servizio svolto senza cercare riconoscimenti, una preghiera fedele, un gesto di attenzione verso chi è solo. Il granello è minuscolo, ma contiene una forza capace di farlo diventare un albero; il lievito scompare nella farina, ma lentamente trasforma tutta la pasta.

Queste immagini ci aiutano a comprendere anche l’importanza dei campiscuola che inizieranno lunedì e che vedranno coinvolti i ragazzi delle scuole medie. Non si tratta semplicemente di alcuni giorni di vacanza o di svago, ma di un momento prezioso del loro cammino umano e cristiano. Attraverso la preghiera, la condivisione, il gioco, il servizio e la vita comune, verranno gettati piccoli semi nel cuore dei nostri ragazzi. Forse non vedremo immediatamente tutti i frutti di questa esperienza. Il seme ha bisogno di tempo per germogliare e il lievito lavora lentamente e in silenzio. Una parola ascoltata durante una catechesi, un gesto di amicizia, una difficoltà superata insieme, l’attenzione ricevuta da un animatore o un momento di preghiera possono rimanere custoditi nel cuore e diventare, anche a distanza di tempo, una luce nelle scelte della vita. Il camposcuola è importante anche per le famiglie. Affidare i propri figli alla comunità significa riconoscere che la loro educazione non è un compito da vivere nella solitudine. La famiglia rimane il primo e fondamentale luogo educativo, ma ha bisogno di alleanze, di presenze affidabili e di una comunità capace di accompagnare la crescita dei ragazzi. Nessuno educa da solo: abbiamo bisogno gli uni degli altri, di dialogo, collaborazione e fiducia reciproca. Anche per la nostra parrocchia i campiscuola rappresentano un momento significativo. Una comunità cristiana non si limita a organizzare delle attività, ma si prende cura delle persone, soprattutto dei più giovani. Accompagnare i ragazzi significa credere nel loro futuro, accogliere le loro domande, rispettare i loro tempi e offrire loro spazi nei quali possano sentirsi conosciuti, ascoltati e amati.

Per questo desidero ringraziare sinceramente i catechisti, le cuoche e gli animatori dell’oratorio che, con generosità e sacrificio, stanno organizzando e gestiranno i campi. Dietro ogni attività ci sono tempo donato, riunioni, preparazione, responsabilità e tanta disponibilità. Il loro servizio è simile al lavoro di chi semina: spesso nascosto e silenzioso, ma indispensabile perché qualcosa di buono possa crescere. Tutta la comunità è chiamata ad accompagnare questa esperienza con la preghiera. Preghiamo per i ragazzi, perché possano vivere giorni sereni e significativi, crescere nell’amicizia e scoprire sempre più la presenza del Signore nella loro vita. Preghiamo per le loro famiglie, perché si sentano sostenute nel delicato compito educativo. Preghiamo per gli animatori, i catechisti, le cuoche e tutti coloro che offriranno il proprio servizio, perché siano custoditi, illuminati e sostenuti dallo Spirito Santo.


Chiediamo al Signore occhi capaci di riconoscere il buon grano presente nelle persone, anche quando è ancora fragile; un cuore paziente verso le debolezze altrui e verso le nostre; mani disponibili a seminare gesti piccoli ma autentici. Chiediamo soprattutto di lasciarci guidare dallo Spirito Santo, che viene in aiuto alla nostra debolezza e continua a far germogliare il Regno anche quando noi non ne vediamo ancora i frutti.

Buona domenica e buon cammino a tutti!


don Michele



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