LE BEATITUDINI: LA FELICITÀ SECONDO DIO
- Andrea Pani
- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min
Un saluto ed un augurio di Pace!
Cari amici,
ci sono pagine del Vangelo che non smettono mai di sorprenderci. Non perché siano difficili, ma perché ribaltano con semplicità i criteri con cui spesso misuriamo la vita. Questa domenica la Parola di Dio ci porta sul monte con Gesù: davanti a Lui c’è una folla fatta di volti, storie, fatiche, attese. E Gesù apre la bocca e insegna… non con un discorso di potere, ma con un annuncio di felicità: le Beatitudini (Mt 5,1-12a).
Il profeta Sofonia (Sof 2,3; 3,12-13) parla con realismo: non idealizza il popolo, non nasconde il peccato e le ferite. Eppure, dentro una storia complicata, Dio custodisce un seme: un “popolo umile e povero”, un resto che non si vanta, non inganna, non si costruisce sulla prepotenza. È come se il Signore dicesse: io ricomincio da chi non pretende di bastare a se stesso. Da chi, anche con poco, si lascia guidare.
E qui già si intuisce il filo che conduce al Vangelo: la benedizione di Dio non è riservata ai “perfetti”, ai “vincenti”, ai “forti”. Dio si compiace di un cuore che cerca, che si affida, che non si chiude.
Il Salmo 145 ci mette sulle labbra una lode che è anche un atto di fiducia: il Signore “sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto”, “fa giustizia agli oppressi”, “dà il pane agli affamati”. Non è poesia evasiva: è il volto di Dio così come lo sperimenta chi, nella prova, non smette di invocarlo. È una consolazione concreta: non sei solo. La tua debolezza non è uno scandalo per Dio; è spesso il luogo in cui Lui si fa vicino. San Paolo (1Cor 1,26-31) ci aiuta a capire ancora meglio: Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, ciò che è piccolo per mostrare che la salvezza non è un trofeo da conquistare, ma un dono da accogliere. E al centro c’è Cristo: “per opera di Dio voi siete in Cristo Gesù… perché chi si vanta, si vanti nel Signore”.
È un invito salutare, anche per noi: quante volte cerchiamo sicurezza nell’immagine, nei risultati, nel controllo… e invece il Vangelo ci educa alla libertà di chi non deve dimostrare tutto, ma può semplicemente vivere davanti a Dio con verità.
Ecco allora Gesù: “Beati i poveri in spirito… beati i miti… beati quelli che hanno fame e sete della giustizia… beati i misericordiosi… beati i puri di cuore… beati gli operatori di pace… beati i perseguitati per la giustizia”.
Le Beatitudini non sono una lista di persone “sfortunate” da compatire, ma la rivelazione di una strada: la vita fiorisce dove il cuore si apre a Dio e agli altri. Poveri in spirito non vuol dire rassegnati: vuol dire non aggrapparsi, non assolutizzare le proprie sicurezze. Miti non è deboli: è scegliere la forza disarmata che non schiaccia. Misericordiosi non è “buonismo”: è prendere sul serio l’altro, anche quando costa. Operatori di pace non è evitare i conflitti: è attraversarli con verità e carità, senza alimentare divisioni. Sono parole esigenti, sì. Ma sono anche parole liberanti: Gesù non ci propone una felicità fragile, legata alle circostanze; ci consegna una felicità che nasce dall’appartenenza a Dio e dalla somiglianza al suo cuore.
Dentro questa luce, desidero condividere un passaggio importante per la vita della nostra comunità: stiamo procedendo a formare il Consiglio Pastorale Parrocchiale. Che cos’è? È un organismo di partecipazione e corresponsabilità: un gruppo di fedeli (insieme al parroco) che aiuta a leggere la vita della parrocchia, discernere i bisogni, progettare e coordinare il cammino pastorale, perché l’annuncio del Vangelo e il servizio alle persone siano sempre più concreti e condivisi. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale si riunirà per la prima volta lunedì 16 febbraio alle ore 19.00. Se qualche parrocchiano desidera offrirsi e candidarsi a farne parte, può proporsi direttamente al parroco: sarà un segno bello di amore alla comunità e di disponibilità al servizio.
Inoltre, da martedì 3 a venerdì 6 febbraio sarò in pellegrinaggio con l’Arcivescovo e un gruppo di sacerdoti presso il Santuario di Sant'Agata in Sicilia. Porterò con me le intenzioni di preghiera di tutta la comunità, chiedendo l’intercessione di Sant'Agata. Vi chiedo di accompagnarci con la vostra preghiera: perché questo pellegrinaggio sia un tempo di grazia, di rinnovamento interiore e di comunione per tutti.
Fratelli e sorelle, la Parola di oggi ci consegna un criterio semplice e potente: Dio guarda il cuore. Beato non è chi appare forte, ma chi si lascia amare e trasformare. Beato chi, anche tra le fatiche, sceglie la mitezza, la giustizia, la misericordia, la pace.
Che il Signore ci doni di essere quel “popolo umile” di cui parla Sofonia: non umiliato, ma umile, cioè libero; non povero di dignità, ma povero in spirito, cioè fiducioso. E che, camminando insieme, possiamo diventare una comunità in cui le Beatitudini non restano parole alte, ma diventano vita quotidiana.
Buona domenica a tutti, nella gioia del Signore.
don Michele
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