...FRA POCO È NATALE

Prendo in prestito un’espressione tipica e ricorrente del conosciutissimo Amos Zanda per constatare che, facendo due conti veloci, tra un mese saremo a Natale e con esso ci proiettiamo verso la fine del 2020. Il pensiero di cosa sarà e come saremo tra un mese, lo abbiamo imparato, non è opportuno assecondarlo: ogni giorno siamo tutti in bilico e settimane come quella appena trascorsa ci dicono che non è assolutamente il momento di abbassare la guardia nella responsabilità contro il Covid e che la fine di questo assurdo tempo di pandemia non coinciderà né con il Natale e nemmeno con l’ingresso del nuovo anno. Anzi! Eppure, già da domenica prossima con l’inizio dell’Avvento, un’atmosfera di attesa, di speranza e di letizia sarà proprio la liturgia a consegnarcela: non fuori dalla storia, non come messaggio sganciato dalla preoccupazione e dalla paura che ci stanno attanagliando e nemmeno come panacea illusoria per il dramma di persone e famiglie segnate dall’irruzione dell’emergenza sanitaria. Ci sarà chiesto di attendere il dono di Dio che in Cristo visita, raggiunge e riempie la nostra vita. Un dono

che ci precede, sempre giovane e capace di rinnovare la nostra vita, di alleggerirne il peso: e ciascuno di noi sa quanto ne abbiamo bisogno. Questa è la novità che possiamo-dobbiamo raccontare con la nostra vita: da quel Natale di Betlemme, Dio non è inaccessibile, lontano, introvabile, anche per noi, a duemila anni di distanza e travolti dalla forza devastante di un microscopico virus. In Gesù, Dio percorre i chilometri del nostro cuore, per incontrarci. Ogni giorno fa così! Non c’è attimo della nostra esistenza, per quanto banale e insignificante ai nostri occhi, che non sia segnato dall’unicità, dalla preziosità, dalla rinnovata e sempre fresca opportunità dell’incontro con Dio.

È per questo motivo che anche quest’anno possiamo, dobbiamo, prepararci al Natale: sarà un appuntamento più sobrio, meno confusionario, straordinariamente essenziale e intimo. Per dirla con il presidente Conte:


Considereremo la curva epidemiologica che avremo a dicembre ma il Natale non lo dobbiamo identificare solo con lo shopping, fare regali e dare un impulso all’economia. Natale, a prescindere dalla fede religiosa, è senz’altro anche un momento di raccoglimento spirituale. Il raccoglimento spirituale, farlo con tante persone non viene bene.

Detto anche da lui…!






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