"FAME ZERO NEL 2030": SPERIAMO!

Valanghe di immagini, in queste due ultime settimane, sono apparse sui teleschermi e scaricate sui nostri Pc e smartphone, fiumi di inchiostro si sono versati sulle pagine dei giornali per riportare notizie, per lo più di avvenimenti negativi: pandemia da Covid 19 che continua con gli indici di contagio in crescita, gli atti incendiari, per lo più dolosi, che hanno cancellato immensi territori boschivi e agricoli meravigliosi nella nostra Isola, parimenti in Sicilia, a Pescara ecc. riportando danni ingentissimi all’economia, all’ambiente, alle famiglie, agli animali, che tristezza vedere tanti animali bruciati!… senza contare i tanti atti criminali ormai quasi quotidiani ecc.

Alcuni avvenimenti positivi giungono dalle Olimpiadi di Tokyo 2020 per le vittorie di alcuni atleti italiani che si sono distinti in svariate discipline sportive arricchendo il medagliere con diversi Ori, Argenti e Bronzi…

Fra tutte, una notizia però, mi ha colpito in modo particolare. Il titolo apparso sui quotidiani molto esaltante e promettente, sperando che non sia solo un titolo ad effetto che poi deluda il quasi miliardo di persone che soffrono da sempre per fame, malattie endemiche da tempo scomparse in tantissime parti del mondo, povertà e estrema miseria.

Il titolo: Dopo la pandemia, a Matera, il G20 rilancia l’obiettivo Onu “fame zero nel 2030”.

I Ministri dello Sviluppo e degli Esteri delle prime 20 economie del mondo firmano la “Dichiarazione di Matera”: sicurezza alimentare garantita a tutti che rilancia l’obiettivo “Fame zero” entro il 2030. I Paesi del G20, così, si impegnano a rispettare le priorità della sicurezza alimentare intensificando gli sforzi per garantire un’alimentazione sicura e adeguata per tutti, preservare l’agrobiodiversità e fare affidamento su scienza, innovazione, pratiche commerciali avanzate e comportamenti responsabili che integrano le conoscenze tradizionali, la cultura alimentare locale e le migliori pratiche per l’obiettivo Onu “fame zero nel 2030”.

Sono stato condotto a questa scelta sia dal tema quanto mai importante per le numerosissime persone che sono coinvolte nel dramma quotidiano della mancanza di cibo e sia per la Parola di Dio proclamata nelle nostre chiese in queste ultime domeniche e settimane nella divina Liturgia.

Già nel 1967 il Papa S. Paolo VI promulgando l’Enciclica Populorum Progressio scriveva una frase che mi è rimasta sempre impressa:


I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza. La chiesa trasale davanti a questo grido d’angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello.

Il grido accorato del Papa, come tante altre volte, fece il giro del mondo, ma fu come un sasso gettato nello stagno. Rimase inascoltato da coloro, soprattutto, che reggevano le sorti dell’Umanità, i quali continuarono a gareggiare nel fabbricare missili, strumenti di precisione e armi sempre più sofisticati e capaci di colpire a distanza di svariati chilometri e seminare morte e distruzione. Sono incalcolabili i danni causati agli uomini e cose di cui rimangono strascichi pesanti ancora oggi: mutilazioni, contaminazioni da radiazioni nucleari, monumenti e beni culturali andati in frantumi, faticose ricostruzioni…. numerosissimi i morti.

Dopo Paolo VI, gli altri Papi S. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco, che la Provvidenza ha costituito Vicari di Cristo a capo della Chiesa nell’ultimo quarto del secolo scorso e in questo primo scorcio del terzo millennio hanno levato altrettanto con forza la loro Voce a difesa dei poveri e degli ultimi della terra....


Una folle corsa agli armamenti assorbe le risorse necessarie per lo sviluppo delle economie interne e per l'aiuto alle Nazioni più sfavorite Giovanni Paolo II - Centesimus annus, 18

Non mancano inoltre i vari documenti, interventi quasi quotidiani di Papa Francesco sui temi specifici della fame, delle povertà, del rispetto e della salvaguardia del creato “casa comune”, (cfr. Laudato si’) della fraternità universale a difesa dei diritti dei deboli, malati, anziani del diritto al lavoro, della lotta alle schiavitù di oggi... (cfr. Fratelli tutti). Ha scritto Luigino Bruni:


Ma le parole più belle non le ha scritte con la penna; le ha vergate con i suoi gesti, parole incarnate e mute...

E queste sono comprensibili a tutti.


don Antonio






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