COME SE NIENTE FOSSE

Velocemente ci ritroviamo alla fine dell’anno scolastico: e anche alla fine di quest’anno pastorale, abbastanza particolare ed inedito. “Corpus Domini” compreso. Proprio così: anche la festa dell’Eucarestia che solitamente si celebra con la solenne processione tra le vie della città e del quartiere, fa i conti con le restrizioni e le misure di sicurezza della fase 2. Proprio questo scenario ci chiede di saper fare un passo indietro a quando, fino a qualche settimana fa, non potevamo partecipare alla celebrazione eucaristica e nemmeno ricevere l’Eucarestia. Da più parti mi è arrivato lo smarrimento per questa decisione, la tristezza per un appuntamento di fede decisivo e significativo, la nostalgia del dono eucaristico e della preghiera condivisa nella comunità. La distanza è sempre stata un banco di prova impietoso per saggiare la consistenza dell’amore: saper amare e mantenere legami anche quando si è lontani vuol dire desiderare rincontrarsi, senza pensare che il tempo della lontananza non sia un tempo di amore solo perché meno gratificante. Il tempo di pandemia ci ha tolto per alcune settimane dall’obbligo (!) di dover andare a messa, anche per aiutarci a capire se il nostro andarci viveva solo di dovere, peggio abitudine, o era abitato anche da un desiderio profondo di relazione con il Signore. Certo, un precetto serve anche a darci forza quando la nostra volontà, lasciata in balìa di sé stessa, rischierebbe di sprecare addirittura la relazione più bella e preziosa. Privati della forma più piena dell’incontro con Dio, ci sentiamo più poveri sia come singoli che come comunità cristiana.

Ma nella tradizione biblica e spirituale, la prova è esattamente ciò che permette di rivelare e dare consistenza al valore del nostro desiderio di Dio; come cristiani non possiamo solo accontentarci

di ritornare a Messa la domenica ma piuttosto farci una domanda più radicale:


Quanto desidero essere in relazione con Dio e con i fratelli non solo la domenica, quindi oltre la domenica?

È la domanda sulla nostra capacità di testimonianza autentica della fede, la verità della nostra Eucarestia vissuta. Ad oggi non potremo celebrare la processione eucaristica per i motivi di assembramento (mah!) che conosciamo: dall’invito “Andate in pace”, sempre, nasce una precisa responsabilità dopo aver ricevuto il Corpo di Cristo uniti al Corpo di Cristo che è la Chiesa: essere presenza di Cristo nelle nostre case e nei nostri ambienti. È stato scritto: Il mondo non riceve tanto l'annuncio di Cristo dall'Eucaristia, quanto dalla vita dei cristiani nutriti di essa e della Parola, i quali, annunciando il Vangelo con la vita e con la voce, rendono presente Cristo in mezzo agli uomini.






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14-2020
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