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SEMPRE ALLEGRI

Non si finisce mai di attingere alla sapienza educativa di san Giovanni Bosco, patrono dei giovani ed iniziatore della moderna esperienza educativa dell’oratorio. La sua festa, a fine gennaio, chiede di soffermarsi, almeno per un po', sulla ricca ed attualissima testimonianza di fede e di umanità del sacerdote torinese morto nel 1888, fondatore, tra le altre cose, dei Salesiani.

Ogni volta che mi accosto alla figura di don Bosco si alternano in me un forte senso di gratitudine e di sincera ammirazione e, allo stesso tempo, la percezione di una responsabilità, soprattutto nell’educazione alla fede delle giovani generazioni, forse parcheggiata, disincantata o comunque non espressa come dovrebbe.

Una delle grandi intuizioni spirituali e pedagogiche di don Bosco, cioè che l’amore di Dio e a Dio è fonte di gioia, lo portava a dire ai ragazzi dell’oratorio: 

Qui facciamo consistere la santità nell’essere sempre allegri.

La frase di Mamma Margherita per educare nel timore di Dio il piccolo Giovanni, e che Don Bosco da sacerdote fece sua, “Dio ti vede!” dà respiro ad una frase del Siracide:

Il timore del Signore allieta il cuore, e dà contentezza, gioia e lunga vita.

Questa sapienza è stata molto importante nella vita di Giovanni Bosco, anche con i suoi coetanei, nei quali alternava giochi e preghiera.

Forse dobbiamo imparare noi adulti per primi a non considerare Dio come una minaccia alla nostra felicità, anzi come la fonte della felicità e della vita. Forse, come cristiani, dobbiamo imparare da Don Bosco ad avere un volto sorridente e uno sguardo sereno, carico di fiducia, lungimirante, capace di raccontare con la vita che crediamo in un Dio Crocifisso e Risorto, che ha riempito di senso, di allegria e di speranza la nostra esistenza umana. Forse dobbiamo aiutare i ragazzi a far esperienza di quanto si possa essere felici stando in Dio. 

Tornando a don Bosco: intanto vi invito tutti a pregare per don Andrea e i ragazzi animatori del nostro oratorio, esprimendo la gratitudine per l’impegno con cui non rinunciano ad essere propositivi, creativi e testimoni di fede e di cura. Poi possiamo impegnarci nel chiedere a don Bosco, che ha fatto dell’incontro con i ragazzi e i giovani, soprattutto quelli ai margini, lo scopo della sua vita, cosa si sarebbe inventato nelle condizioni attuali e quali attenzioni, sensibilità e collaborazioni potrebbe suggerirci per dare ancor di più ai genitori, ai catechisti e agli educatori della nostra parrocchia uno stile brioso e ispirato, accogliente e fresco, creativo e, soprattutto, educativo, in tutti i sensi.






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6-2024
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