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SALIRE PER ASCOLTARE, SCENDERE PER AMARE!

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Un saluto ed un augurio di Pace!

Cari amici,

proseguiamo il cammino di Quaresima, tempo favorevole per tornare all’essenziale: rimettere Dio al centro, rinnovare la fiducia, lasciare che il Vangelo illumini scelte, relazioni, stile di vita. In questa seconda domenica, la Chiesa ci fa salire con Gesù sul monte della Trasfigurazione: è come una finestra aperta sulla Pasqua, una luce donata “in anticipo” perché non ci scoraggiamo quando la strada diventa più faticosa.


Il Vangelo ci racconta che Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li conduce “in disparte, su un alto monte”. È un gesto semplice ma decisivo: per vedere con chiarezza occorre ogni tanto stare in disparte, fare silenzio, distaccarsi dal rumore, dalle urgenze e dalla confusione che affollano il cuore. La Trasfigurazione non è un “miracolo spettacolare”: è una rivelazione. Per un istante i discepoli vedono chi è davvero Gesù: il suo volto splende, le vesti diventano luce. Accanto a lui appaiono Mosè ed Elia: la Legge e i Profeti, tutta la storia di Israele, come a dire che in Cristo si compie ciò che Dio ha promesso e preparato.

Pietro, colpito dalla bellezza e dalla pace di quel momento, dice: “È bello per noi essere qui”. È una frase che ci assomiglia: quante volte vorremmo fermare ciò che è luminoso e consolante! Eppure, la fede non è trattenere la luce per sé; è lasciarsi illuminare per riprendere il cammino. Infatti dal monte si scende: non per perdere Dio, ma per portare Dio nella vita concreta. La Quaresima è proprio questo: salire per ascoltare, scendere per amare. E qui arriva il centro del brano: la voce del Padre. “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo”. La conversione comincia dall’orecchio: dal dare spazio alla Parola, dal permettere a Cristo di diventare criterio delle nostre scelte, misura dei nostri pensieri, medicina delle nostre ferite. Non c’è Quaresima senza ascolto: ascolto della Parola, certo, ma anche ascolto della realtà e del grido di chi soffre.


Le altre letture aiutano a comprendere questo Vangelo e a viverlo. Nella prima lettura Dio chiama Abramo: “Vattene dalla tua terra… verso la terra che io ti indicherò”. È l’inizio di un cammino nuovo, non basato su garanzie umane, ma sulla fiducia in Dio. Abramo parte: lascia ciò che conosce e si affida. È un’immagine fortissima della Quaresima: anche noi siamo chiamati a “partire”, a lasciare qualcosa — un’abitudine che ci rende tiepidi, un peccato che ci incatena, un modo di pensare che ci indurisce — per andare verso una libertà più vera. La fede non è immobilità: è un esodo, un passaggio. La seconda lettura ci ricorda che questa chiamata non nasce dai nostri meriti: è grazia. San Paolo dice a Timoteo di non vergognarsi del Vangelo e di non tirarsi indietro davanti alla fatica: Dio “ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa”, e questa grazia si è manifestata in Cristo Gesù. È come se ci dicesse: non portare la Quaresima solo con le tue forze; non ridurla a un elenco di propositi; lascia che sia anzitutto risposta a un dono. Quando la vita cristiana diventa solo sforzo, ci stanchiamo; quando torna ad essere gratitudine, riprendiamo fiato. Sul monte, però, i discepoli hanno paura. E Gesù fa una cosa tenerissima: si avvicina, li tocca e dice: “Alzatevi e non temete”. La Quaresima non è un tempo per schiacciarci sotto il peso delle nostre fragilità; è un tempo in cui il Signore ci rialza, ci ridona coraggio, ci rimette in piedi. Anche noi, oggi, abbiamo bisogno di ascoltare questa parola: alzati — riprendi in mano la vita, la preghiera, la riconciliazione — e non temere — perché la luce che hai visto non è un’illusione: è la promessa di Dio.


Dentro questo cammino, desidero ricordare un appuntamento importante: domenica prossima vivremo la GIORNATA DIOCESANA PER LA CARITÀ. Tutte le offerte raccolte durante le celebrazioni saranno devolute alle opere caritative diocesane: un segno concreto che la Quaresima non resta un sentimento, ma diventa gesto, condivisione, responsabilità. Nello stesso fine settimana raccoglieremo anche i viveri per le famiglie bisognose della nostra parrocchia: sarà possibile portare generi alimentari durante le celebrazioni. Trasformiamo le opere quaresimali in opere di carità: un digiuno che diventa pane per qualcuno, una rinuncia che diventa aiuto, un tempo donato che diventa presenza accanto a chi è solo. La luce del Tabor non è per “restare su”, ma per scendere e servire.

Carissimi, mentre continuiamo questa Quaresima, chiediamo la grazia di non passare accanto al Vangelo come a una parola ascoltata e poi dimenticata. Sul monte il Padre ci consegna un comando semplice e decisivo: “Ascoltatelo”. Se ascoltiamo Cristo, la nostra vita cambia davvero; se lo ascoltiamo, anche il volto della comunità si trasfigura un poco: diventa più fraterno, più paziente, più attento ai piccoli, più concreto nella carità.

Buona domenica a tutti: il Signore ci faccia salire con Lui per vedere la sua luce, e ci faccia scendere con Lui per portare quella luce nella vita di ogni giorno.

Buon cammino quaresimale a tutti, e buona domenica, nella gioia del Signore.


don Michele



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