RICONOSCERSI PER SEMPRE!

Siamo giunti alla conclusione di un anno liturgico: la solennità di Cristo Re avvia un’ultima settimana, di passaggio, verso l’inizio dell’Avvento. Il tono delle letture proposte nella liturgia di queste settimane è fortemente segnato dalla consapevolezza che tutto finisce e dallo sguardo fiducioso con cui guardare il cielo e con esso la destinazione eterna della nostra anima. Riflessioni che, complice il mese di novembre particolarmente dedicato al ricordo dei defunti, si uniscono a quelle pressoché quotidiane che come parroco condivido con voi nel momento della celebrazione delle esequie. E se attorno a noi, anche e soprattutto oggi, risuona l’indifferenza rispetto alla vita eterna, alla resurrezione e a ciò di cui non abbiamo prova tangibile – di fatto il problema dei problemi è sempre quello: ci sta nella mia vita ammettere la possibilità di Dio? –, come credenti e discepoli di Gesù siamo chiamati a riconoscere nel volto del Signore risorto la sua vittoria sulla morte e a credere che in Lui, anche a noi, viene offerta e partecipata la luce della resurrezione. Certo a noi sfugge il come e il quando della resurrezione. Possiamo parlarne solo come riflesso dell’esperienza di Gesù risorto, ma in Lui ogni legame importante che ci ha uniti in questo passaggio che è la nostra vita, rimane saldo e per sempre! Ci riconosceremo gli uni gli altri, anche dopo la morte, proprio grazie a quel legame con Dio! Un legame nuovo, non di appartenenza esclusiva, ma illuminato dallo stesso amore di Dio. Certo il corpo conosce la corruzione ma l’anima, chi io sono come dono di Dio, rimane per sempre. Come cristiani siamo chiamati a credere nella risurrezione non come a una specie di miraggio all’orizzonte, ma come a un evento già presente, che ci coinvolge misteriosamente già ora. E tuttavia questa stessa fede nella risurrezione non ignora né maschera lo smarrimento che umanamente sperimentiamo davanti alla morte. La preghiera in suffragio dei defunti, spande così i suoi benefici anche su di noi, pellegrini qui in terra: ci educa a una vera visione della vita; ci rivela il senso delle tribolazioni che è necessario attraversare per entrare nel Regno di Dio; ci apre alla vera libertà, disponendoci alla continua ricerca dei beni eterni.

Il Vangelo spiega come vivere l’attesa: si va incontro a Dio amando perché Egli è amore. E, nel giorno del nostro congedo, la sorpresa sarà lieta se adesso ci lasciamo sorprendere dalla presenza di Dio, che ci aspetta tra i poveri e i feriti del mondo. Papa Francesco






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