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PERCORSI ESTIVI

Ho avuto la possibilità, in qualche giorno di stacco e di riposo vissuti insieme a due amici sacerdoti, di stare e visitare l’Abruzzo e alcune altre province laziale limitrofe. Ad accompagnare le tappe del nostro viaggio i segni ancora troppo evidenti di ciò che il 6 aprile 2009 è successo in quella regione: il tremendo terremoto che tutto, o quasi, ha distrutto. Ascoltando il racconto di sacerdoti della diocesi di L’Aquila, ci siamo resi conto di come non solo le case ma soprattutto tutta l’esistenza di intere comunità sia ancora travolta dalla polvere della paura, della rassegnazione e della sfiducia. Anche a livello ecclesiale abbiamo a che fare con comunità disgregate e frantumate, con sacerdoti che sono parroci di almeno 3 parrocchie, distanti tra loro decine e decine di chilometri, di anni in cui dare concretezza al desiderio di stare insieme è stato sempre faticoso. Fa impressione arrivare in piccoli paesi completamente avvolti dalle impalcature che mettono in sicurezza da crepe e crolli fin troppo evidenti, Norcia compresa, città di san Benedetto, cui si riferisce la foto. Tra le tante, la tappa più sconvolgente è stata quella ad Amatrice, al confine tra Lazio e Abruzzo e a tutti nota per la devastazione del terremoto dell’agosto 2016 che ha causato la morte di 235 cittadini su una popolazione di 2000 e passa abitanti, con la distruzione della gran parte degli edifici pubblici e privati. La “zona rossa” che delimita la cittadina distrutta racconta di un mondo che è stato completamente raso al suolo: quello degli edifici ma soprattutto delle storie di vite. Non c’è famiglia di Amatrice che non pianga un suo parente tra le vittime e i feriti e sono pochissimi coloro che ad oggi sono tornati nella loro casa, magari ricostruita o riadattata. La maggior parte ringrazia perché almeno, nelle case di legno attrezzate, ha un luogo sicuro e intimo per continuare a stare con la propria famiglia. Non ho mai osato fare domande agli abitanti sulla loro esperienza del terremoto: si leggeva negli occhi e nel desiderio di ricominciare, anche preparando una buonissima ed indimenticabile “pasta all’amatriciana”! C’è una notizia di questi giorni che vorrei non passasse invano: la recrudescenza della persecuzione nei confronti dei cristiani in Pakistan e le accuse di blasfemia: chiese di qualsiasi confessione cristiana che vengono vandalizzate con Bibbie bruciate e immagini sacre deturpate ma soprattutto famiglie costrette a fuggire, una caccia al cristiano che sta sfuggendo di mano alle autorità locali. E poi, senza intravedere nulla di buono e di chiaro, la stagnante guerra in Ucraina con tutte le sue conseguenze e ripercussioni nella vita di tutti. Lascerò spazio nelle prossime settimane al racconto delle famiglie ucraine ospiti nella nostra parrocchia. Su tutti risuonino le parole di papa Francesco:


Il frastuono delle armi copre i tentativi di dialogo; il diritto della forza prevale sulla forza del diritto. Ma non lasciamoci scoraggiare, continuiamo a sperare e a pregare, perché è Dio, è Lui che guida la storia. Che ci ascolti!






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