CIASCUNO DI NOI

Mentre procede la “follia” della guerra e si comincia ad avvertire quella fastidiosa abitudine che accompagna il boom emotivo dei primi giorni e poi tutto continua normalmente, da lunedì sono arrivati tra noi Maria, Alina, Nazar, Dimitri e Adriana: vengono da una cittadina vicina a Leopoli e sono due mamme con i due figli di 13 anni e una di 16. Sono stati accolti nel piano superiore della nostra casa canonica rimesso a nuovo dal lavoro e dalla minuziosa dedizione da Gigi e dalle volontarie della Caritas: dopo giorni di viaggio e di sosta in alcune strutture di accoglienza, i nuovi amici ucraini possono beneficiare di stanze, cucina e soggiorno indipendenti per provare ad attenuare tutta la paura e la tristezza accumulata in queste tre settimane dallo scoppio della guerra. Certo, fisicamente sono qui e non finiscono di ringraziare per la possibilità di essere al sicuro, ma con il cuore e la mente sono in Ucraina, accanto ai loro mariti e papà rimasti in città a presidio e per combattere; accanto ai parenti e agli amici che non hanno voluto o potuto lasciare il paese; tra le loro case e il lavoro faticosamente conquistato negli anni. Sperano di rimanere per poco tempo in Italia e lo speriamo anche noi per loro: vorrebbe dire che la pace è tornata in Ucraina e con essa possono tornare anche loro. Finché saranno con noi, assicuriamo che è nostra responsabilità fare di tutto perché trovino sostegno e sollievo, fosse possibile aiutarli a “sentirsi un po' a casa”.


Prima della guerra – raccontano i ragazzi – avevamo una vita bella, studiavamo, poi tutto è cambiato. Ci mancano gli insegnanti, i compagni di classe: alcuni sono in Polonia, altri sono restati in Ucraina. Finora abbiamo interrotto le lezioni, a breve dovremmo riiniziarle a distanza.

Mi ha sconcertato la notizia e le immagini delle bombe su un panificio industriale a Makariv, 60 chilometri a ovest della capitale ucraina: trent’anni fa le bombe piovevano a Sarajevo, tra le persone in coda per il pane. Non possiamo chiudere gli occhi davanti a tali emergenze: l’accoglienza attivata in parrocchia diventa un segno, a testimonianza che ognuno può fare la sua parte. Per tutto il tempo che queste mamme e i loro figli saranno qui, ognuno nel suo piccolo potrà prendersene cura: un sorriso, la preghiera, lo sguardo, dal momento che comunicare in ucraino non è il nostro forte, una piccola offerta. Sono affidati alla parrocchia e la parrocchia è ciascuno di noi.






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12-2022
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