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CHI DISTRUGGE LA SPERANZA?

I giorni successivi al Natale, con tutta la sua poetica e magica atmosfera, da un punto di vista liturgico sembra spezzino l’incanto proponendoci prima la vicenda del primo martire, santo Stefano, e poi, il 28 dicembre, la festa dei santi Innocenti, i bambini di Betlemme e dintorni che Erode “quando si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere” (Mt 2,16). Ha scritto Papa Francesco:

Il Natale, nostro malgrado, viene accompagnato anche dal pianto. Gli evangelisti non si permisero di mascherare la realtà per renderla più credibile o appetibile. Non si permisero di realizzare un discorso “bello” ma irreale. Per loro il Natale non era un rifugio immaginario in cui nascondersi di fronte alle sfide e alle ingiustizie del loro tempo. Al contrario, ci annunciano la nascita del Figlio di Dio avvolta anch’essa in una tragedia di dolore. È il gemito di dolore delle madri che piangono la morte dei loro figli innocenti di fronte alla tirannia e alla sfrenata brama di potere di Erode. Un gemito che anche oggi possiamo continuare ad ascoltare, che ci tocca l’anima e che non possiamo e non vogliamo ignorare né far tacere. Oggi tra la nostra gente, purtroppo – e lo scrivo con profondo dolore –, si continua ad ascoltare il lamento e il pianto di tante madri, di tante famiglie, per la morte dei loro figli, dei loro figli innocenti. Oggi, tenendo come modello san Giuseppe, siamo invitati a non lasciare che ci rubino la gioia. Siamo invitati a difenderla dagli Erode dei nostri giorni. E come san Giuseppe, abbiamo bisogno di coraggio per accettare questa realtà, per alzarci e prenderla tra le mani. Il coraggio di proteggerla dai nuovi Erode dei nostri giorni, che fagocitano l’innocenza dei nostri bambini. Un’innocenza spezzata sotto il peso del lavoro clandestino e schiavo, sotto il peso della prostituzione e dello sfruttamento. Innocenza distrutta dalle guerre e dall’emigrazione forzata con la perdita di tutto ciò che questo comporta. Migliaia di nostri bambini sono caduti nelle mani di banditi, di mafie, di mercanti di morte che l’unica cosa che fanno è fagocitare e sfruttare i loro bisogni.

Ancora oggi si vuole recidere in tanti modi la speranza custodita negli inizi: nella vita dei bambini, nei progetti di bene nati da qualche ispirazione, nei primi vagiti di un nuovo anno, nei sogni di pace e di risoluzione delle controversie sparse nel mondo e nei nostri cuori. Ecco perché, iniziando un nuovo anno, consapevoli delle sue sorprese e di un tempo impregnato di divino, con fiducia facciamo il proposito di prendercene cura, per quanto ciò sia nelle nostre possibilità. Se non siamo troppo preoccupati solo ed esclusivamente per noi stessi, prendersi cura di questo nuovo anno vorrà dire portare nel cuore una preghiera ed un’attenzione più forte per l’Ucraina e per tutti i bambini, accolti anche nei nostri ambienti, vittime di questa assurda follia e chiamati a crescere con un fardello decisamente disumano per loro e che li accompagnerà chissà per ancora quanto tempo.







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